Il vino in lattina alla conquista dei mercati internazionali

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Dopo il Tetra Pack e il bag-in-box, il vino è arrivato in lattina. L’idea, tutta italiana, allora ribattezzata “Canned Wine”, nacque a cavallo tra gli anni ’70 e ‘80 dal produttore modenese Giacobazzi, che riuscì a far arrivare le proprie lattine nell’ultima stagione di Flash di Mike Bongiorno. Nel 1982 il Ministero dell’Agricoltura firmò dei permessi provvisori per confezionare il vino in contenitori alternativi, come il Tetra pack, il pet e ovviamente la lattina. 

Nonostante la visibilità, il vino in lattina faticò a prendere piede a causa di lunghissimi tempi burocratici per il rinnovo dei permessi, facendo calare fisiologicamente la domanda per mancanza di prodotto e costi di produzione. 

Di contro, l’innovazione conquistò negli anni successivi gli Usa, l’Asia e l’Europa del Nord e solo oggi è tornata a far parlare di sé in Italia grazie ad alcune aziende che hanno deciso di investire nuovamente in questa tipologia di contenitore, rivolgendosi sia al mercato italiano, sia a quello estero, dove gli acquirenti sono notoriamente più aperti alle novità. 

I pro del vino in lattina

L’andamento positivo di questo packaging, cresciuto negli ultimi due anni del 125%, è dovuto senz’altro alla sua funzionalità e sostenibilità, già comprovati da altre bevande, dalla classica Coca-Cola al Campari. Abbiamo riassunto in cinque punti quali sono i suoi punti di forza: 

  1. Il packaging ha meno possibilità di rottura rispetto al vetro
  2. Il materiale può essere completamente riciclato, dunque è più ecologico
  3. La lattina conserva il liquido in maniera ottimale, senza alterarne il contenuto
  4. Il formato da 250 ml favorisce un consumo più controllato del vino rispetto ad una bottiglia da 750 ml
  5. La modalità di fruizione avvicina il vino a bevande più “giovanili”, aumentando così il target di potenziali acquirenti 

Le considerazioni degli esperti

Il miglior sommelier del mondo nel 2010, Luca Gardini, ha dichiarato: “Si può accettare e condividere questa filosofia di accessibilità per vini base senza troppe pretese. Un Pignoletto o una Barbera vivace in lattina possiamo immaginarli. Un Barolo o un Brunello invecchiati proprio NO”

E voi, cosa ne pensate? 

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